Pappagalli calopsitta

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Origini e classificazione

La Calopsitta o Nymphicus hollandicus è il cacatua di taglia più piccola. È originaria dell’Australia, dove è diffusa in aree aride e semiaride, ma vicine a corsi d’acqua. Vive in coppia o in piccoli gruppi. Lungo complessivamente 30-33 cm (di cui metà spettanti alla lunga coda) è caratterizzata dalla presenza di una cresta erettile che viene alzata quando l’animale è allarmato o eccitato. La livrea ancestrale è grigio uniforme, con una banda bianca sul margine esterno dell’ala: nel maschio la testa è vivacemente colorata di giallo con una macchia guanciale arancione, mentre nella femmina il giallo è quasi assente e l’arancio piuttosto smorto; inoltre le femmine tendono a mantenere le barrature infantili sulla faccia interna di remiganti e timoniere mentre i maschi di solito le perdono. La distinzione dei sessi può essere difficile in alcune delle numerose mutazioni di colore, ad esempio nei lutini e negli albini, oppure nei pezzati; nei faccia bianca (gene “blu”) invece è di solito semplice come negli ancestrali. Nella mutazione “perlata” solo la femmina mantiene la caratteristica perlatura mentre il maschio non è molto diverso da un ancestrale.

Qualità come pet

Le calopsitte sono eccellenti pappagalli da compagnia: la taglia contenuta, la rusticità, la docilità e la voce molto meno forte rispetto ad altre specie le rende pappagalli ideali sia per essere tenuti in appartamento che per chi volesse cominciare ad allevare. Come per tutti gli psittaciformi, animali altamente sociali, se non si può dedicare davvero molto tempo al nostro animale è bene tenerne due che si facciano compagnia: a questo riguardo una coppia oppure due maschietti possono andare d’accordo, mentre due femmine rischiano di stimolarsi a vicenda all’ovodeposizione con conseguente deposizione cronica e svariati problemi di salute conseguenti. La calopsitta in cattività vive mediamente 15-20 anni, se gestita correttamente, ma potenzialmente può superare i 30 anni.

Alloggio in casa

Le dimensioni minime per una gabbia per una o due calopsitte pet tenute in casa è di 60 per 60 cm, alta 100-120 cm, a condizione che gli animali possano volare liberamente tutti i giorni. Per animali detenuti sempre in gabbia – riproduttori, ad esempio- un gabbione di 100 x 60 cm alto 100 cm è il minimo indispensabile. La gabbia va attrezzata con posatoi in legno naturale irregolari (rami provvisti di corteccia: acacia, betulla, nocciolo, pioppo, eucalipto, salice, melo, pero, olmo, faggio, abete e pino purché non troppo resinosi sono legni “sicuri”) e di corda; meglio evitare quelli di plastica troppo duri e spesso di diametro insufficiente. E’ comunque da privilegiare lo spazio di volo rispetto ad accessori e giocattoli. Ogni individuo – o coppia – deve disporre di almeno 3 ciotole: una per gli estrusi, una per i semi e una per la frutta/verdura/legumi: oltre naturalmente di una fonte di acqua che può essere una ciotola o un abbeveratoio a sifone come quello dei conigli che i pappagalli imparano rapida-mente ad usare (accertatevi che il vostro ne sia capace prima di offrirlo come unica fonte di acqua!). Dette ciotole devono essere di acciaio o di plastica dura e non rovesciabili: ne esistono di diversi modelli spesso forniti con le gabbie. La stanza migliore per alloggiare la gabbia è un soggiorno ben frequentato durante il giorno ma tranquillo la sera in modo da consentire un naturale ritmo sonno-veglia: la peggiore è invece la cucina, troppo spesso inquinata da vapori tossici derivanti dalla cottura degli alimenti e dal teflon che riveste le pentole e padelle antiaderenti e che libera esalazioni mortali per gli uccelli se riscaldato. Le calopsitte possono tranquillamente essere alloggiate all’aperto se ben acclimatate e alloggiate in una voliera sufficientemente grande e protetta da pioggia e venti dominanti.

Alimentazione

Le calopsitte sono fra i pochi Psittaciformi principalmente granivori in natura, ma questo non vuol dire che una miscela di semi secchi sia alimentazione sufficiente per tutta la vita. Innanzitutto è bene scegliere una miscela specifica per parrocchetti australiani di taglia media a base di panico miglio scagliola avena e modeste quantità di girasole bianco o meglio ancora cartamo per fornire un tenore lipidico non superiore al 10% soprattutto se i soggetti sono alloggiati in gabbioni interni: un tenore lipidico leggermente più elevato può essere utile invece per le calopsitte alloggiate in voliera esterna durante i mesi invernali. La dieta va integrata con una varietà di frutta e verdura fresche (possibilmente biologiche), evitando l’avocado e le parti verdi di pomodoro e patate. I vegetali migliori sono quelli arancio o verde scuro (es. carote, broccoli) che sono più ricchi di vitamina A. Purtroppo le calopsitte, originarie di areali aridi, sono spesso restie ad assumere vegetali freschi: è necessario proporli ripetutamente e sotto diverse forme (a tocchetti nella ciotola, a pezzi grandi fissati alle sbarre con mollette, su spiedini di legno appesi…) per indurre l’animale ad esplorare e infine a consumare il nuovo alimento. Quando si avesse l’occasione di svezzare personalmente dei giovani è molto più facile abituare ad una alimentazione sana e variata i soggetti durante lo svezzamento. Pastoni all’uovo secchi per Psittaciformi di piccola taglia – eventualmente ammorbidito con un po’ d’olio di semi o mela e carota grattate – sono un’utile aggiunta durante l’imbecco della prole ma di solito ignorati il resto dell’anno. Appetiti sono invece i semi germogliati che costituiscono un cibo fresco e ricco di vitamine ma che devono essere preparati con attenzione.

SI può anche considerare l’uso di alimenti estrusi di buona marca che costituiscono una razione completa ed equilibrata: tuttavia si è visto che a lungo andare il consumo di una razione concentrata affatica troppo i reni di questa specie e quindi è bene che l’alimento estruso consista in non più del 50% della razione quotidiana.

Sempre lasciare a disposizione osso di seppia o bloc-chetto di sali minerali (anche se animali ad alimentazione equilibrata non ne faranno grande uso) ed acqua sempre fresca.

Riproduzione

La calopsitta è da considerarsi uccello ormai domestico e riproduce facilmente senza accorgimenti particolari. I riproduttori do-vrebbero essere testati per le malattie infettive (Clamidia, Polioma e PBFD) per evitare di cedere poi dei piccoli malati.

Al gabbione sopra descritto si applica un nido esterno a cassetta di dimensioni 30x20x20 cm con foro d’ingresso di 6 cm e il fondo ricoperto da 2-3 cm di segatura o pellet di carta che garantiscono ottima assorbenza delle deiezioni dei pulli. Non utilizzano materiale da nido tipo fieno o iuta quindi è inutile fornirne. Le coppie devono avere almeno 18 mesi per riprodurre con successo (anche se fisicamente sono maturi già a 12 mesi): la cova troppo precoce spesso esita in problemi alla deposizione o in scarsa cura dei pulli.

Di solito vengono deposte 5 uova a distanza di 48h che vengono covate per 21 gg: la femmina inizia a covare dal secondo o terzo uovo ma non c’è bisogno di sostituire le uova con quelle finte per far nascere i pulli tutti lo stesso giorno come si fa coi canarini in quanto i pappagalli imbeccano in maniera differente i pulli delle diverse età senza problemi. I giovani abbandonano il nido al compimento della quinta settimana e rimangono coi genitori fino alla settima-ottava settimana. Se si
vuole allevarli a mano per addomesticarli, possono essere prelevati dal nido verso i 20-25 giorni.

Non è consigliabile consentire più di tre covate annue.

Assistenza medica

Sia i soggetti riproduttori che quelli da compagnia richiedono assistenza medica: come per tutti gli uccelli, la prevenzione è fondamentale. I soggetti di allevamento dovrebbero essere controllati tutti gli anni prima della stagione cove: esami parassitologici e batteriologici a campione indicheranno la eventuale necessità di terapie profilattiche molto più razionali dei tradizionali “trattamenti precova” a base di un po’ di tutto. L’allevamento dovrebbe essere clamidia, polioma e PBFD negativo e ogni nuovo acquisto dovrebbe essere quarantenato e testato per queste malattie prima di entrare.

I soggetti da compagnia mantenuti isolati e non in riproduzione hanno problematiche diverse: per loro andrà tenuto sotto ctrl il peso, la corretta alimentazione, l’esposizione a sostanze tossiche e la salute mentale spesso compromessa a causa della vita innaturale.

In generale si raccomanda un controllo annuale che comprenderà un esame delle feci con colorazione (Gram feci) indice generico delle condizioni di salute dell’intero organismo.

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